Il sapere ai poliziotti (diritto allo studio)

Il premier Bugie&Realtà vuole mandare i poliziotti nelle università, forse perché imparino qualcosa. Il poliziotto è il caso simbolo in cui il lavoro non rende liberi, ma schiavi di chi sta al gradino più alto della gerarchìa. Sono infatti moltissime le persone che si arruolano tra le forze dell’ordine, i più disgraziati nella celere, per portare a casa la pagnotta. Il poliziotto è quindi vittima , forse più degli altri, della fame e della disoccupazione. I celerini sono dei ragazzi infagottati di patriottismo e scarsi in cultura, sono pochi quelli diplomati e se avessero assistito ad una sola lezione di antropologìa, di sociologìa o di storia sarebbero meno ciechi nel menar manganellate e meno camerati nel battere lo scudo. Ebbene, il premier Bugie&Realtà ha deciso per la co(no)scienza di classe: tutti i poliziotti nelle università (per alcuni è prevista la classe ponte negli istituti superiori)

6 Risposte a “Il sapere ai poliziotti (diritto allo studio)”

  1. ma per i poliziotti faranno le classi differenziali???

  2. AnacletoGufoParlante Dice:

    Servi dei servi dei servi..
    è una vecchia canzone (che odio sparte), ma in qualche modo riesce a comprendere tutte quelle persone che, STANNO IN UNA POSIZIONE DI INFERIORITA’.
    Perchè, se il servo di casa, o il servo pastore..è in qualche modo libero di svolgere i propri compiti come meglio crede…
    il poliz. il carramba. il finanziere, deve sottostare innanzitutto ai capi…poi alla mafia, poi ai parlamentari, poi a questo e anche a quell’altro..insomma..sono due le cose se vuoi avere soldi e nn fare niente..

  3. Cari ragazzi, vi premetto che sarò molto critico nei confronti di questo articolo.
    Partiamo da un punto fondamentale ovvero dalla condizione di “servitù” per la quale credo sia oggettivamente accettata la seguente definizione: qualsiasi lavoro da dipendente che preveda un congualgio economico al termine delle prestazioni richieste. Ora non so quanti di voi abbiano realmente avuto a che fare con il mondo del lavoro e non so quanti di voi comprendano, realmente, la realtà e i nomi delle cose. Per l’appunto è sicuro che la condizione di “servo” è una caratteristica che accomuna tutti i lavoratori in quanto sottostiamo ad un sistema economico basato sul lavoro a prestazione e non sul VERO libero lavoro. Hanno stravolto il pensiero del liberismo economico, teorizzato come pensiero anarchico in principio perchè, APPUNTO, prevedeva che ognuno si facesse servo di se stesso, in un sistema di cooperative con distribuizioni azionarie egualitarie con il solo scopo della sussistenza e non del profitto. E ciò che ci rimane di questo pensiero è una moltitudine di multinazionali che fanno il cazzo che gli pare imponendo leggi sul lavoro che ci riducono ancora più servi di prima. Io come archeologo mi sento un servo, sono un servo, servo del denaro, senza la quale ormai è per lo più impossibile vivere.
    Quindi comprendetemi in quel che sto per dirvi. Non c’è differenza tra servi, lo siamo tutti allo stesso modo, impiegati\e, operai\e(soprattutto) forze dell’ordine, infermieri\e, pompieri\e, segretari\e, insegnanti\e, siamo servi del sistema economico ed è a quello che dobbiamo mirare, non a chi sceglie un lavoro che a noi non piace!
    E poi pensateci bene la lotta di piazza è aizzata da ambo i lati, e non capite che sono solo le pedine di un gioco, l’informazione è la nuova lotta, almeno secondo me!
    Spero siate più convincenti la prossima volta.

    • dietroildito Dice:

      Quindi secondo te l’impiegato delle poste o il fioraio sono come il celerino? I miei genitori sono lavoratori dipendenti, ma se un giorno dovessero chiedere una raccomandazione non lo farebbero, e piuttosto si farebbero licenziare e andrebbero a lavare scale ne sono sicuro (anche perché me lo hanno detto loro). Se un giorno dovessero fare qualcosa contro il loro modo di pensare dal picchiare dei ragazzini (nel caso delle forze dell’ordine) o applicare un T.S.O. (lavorano nell’ambito della sanità) non lo farebbero mai e poi mai… infatti non lo hanno fatto e han fatto arrestare un loro superiore che voleva applicare un T.S.O. ingiusto. Quindi chi è che ti libera? sei tu che ti liberi!

  4. Non capisco cosa c’entra il discorso sulla raccomandazione. Ho un’intera famiglia nelle forze dell’ordine entrata non grazie alle raccomandazioni.
    “picchiare dei ragazzini” per me è una parola esagerata, molto esagerata, in quanto anch’io da ragazzino ho partecipato alle manifestazioni e vedevo bene chi è che stava in prima linea a darsi le mazzate, e non erano proprio ragazzini, o se tali,erano dei soggetti con una spiccata vocazione violenta. non giustifico la violenza ma non è giusto dire che venga solo da una parte. Alle manifestazioni non esistono differenze tra polizia manifestanti ragazzini vecchi, non esistono differenze nel momento in cui uno scontro nasce. io ho parlato con un tale che frequentava il liceo con me ed ora è un poliziotto “antiterrorismo”. Egli mi raccontava come nel momento in cui tu ti ritrovi in piazza in quel clima di tensione, poca differenza fa se hai una divisa o meno in quanto la paura e l’adrenalina da essa scatenata è talmente forte che non ci capisci niente: non vedi non senti non parli, meni e basta! La violenza è una necessita per i manifestanti che non sanno dare risposte se non sfondando le zone proibite. e di conseguenza le forze dell’ordine controbbattono per arginare quest’onda d’urto.
    Non li giustifico, non giustifico la violenza. Ma critico entrambi, sbagliano i manifestanti come sbagliano i poliziotti, il punto è che quando si ritrovano in quelle situazioni sia gli uni che gli altri mantengono poco di se e si ritrovano a comportarsi come una massa informe di animali in cerca di sfogo. Il mondo ci reprime e ci preme, bisognerebbe contemplare i significati più profondi non blaterare prendendosela con gli strumenti, ognuno di noi è una vittima incosciente sia che indossi una divisa sia che non ne indossi una.

    Per quanto riguarda il libero arbitrio e poi chiudo che mi sono perso, faccio una domanda a dietroildito… dimmi la verità(io tanto la so la verità) nel farti un fermo, le forze dell’ordine hanno mai chiuso un occhio nei confronti di una tua scorrettezza?
    Io ne conosco di eccezioni, parecchie, e so bene che anche loro, SE VOGLIONO , sanno liberarsi, come chiunque.

    • non mi è mai capitato che chiudessero un occhio (vedi patente sequestrata un mese per possesso di 0,2 zerovirgoladue gr. di fumo). Lo stato è violenza, lo stato ha il monopolio della violenza leggittima, non ci nascondiamo dietro un dito e non confondiamo la società con lo stato.

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